Guitars.
UBOINGEE
Busardò
HONER
IBANEZ ARTIST
Scandurra
MARSEGLIA
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EXTREME GUITAR
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La Extreme Guitar era da giovane una “umile ma onesta” Yahiri 90 da studio, strumento di fabbrica giapponese, la prima chitarra di valore che i miei genitori mi regalarono ai tempi del liceo dopo una promozione a scuola.
Dopo essere stata venerata nei primi anni, cadde in disgrazia allorche`, cominciando dei seri studi di chitarra classica, fu oscurata da piu` preziosi strumenti da concerto.
Declassata per vari anni a “strumento da spiaggia” inizio` la sua risalita in auge quando nella seconda meta` degli anni ’90 ebbi bisogno di una chitarra classica amplificabile.
E parallelamente cominciarono anche gli “esperimenti genetici” che la portarono al suo aspetto attuale.
Inizialmente si tratto` solo di applicare un “LR baggs duet”, per amplificarne il suono.
Le cattive amicizie con improvvisatori di varia specie resuscitarono la memoria della copertina di un LP di John Mc Laughlin con Shakti, che ritreva il mitico chitarrista inglese con uno strumento con le corde di risonanza, che a lui serviva per ottenere un “effetto sitar”.
L’ignaro amico liutaio Renato Barone si presto` ad agire come Doktor Frankestein, accorgendosi troppo tardi di essersi imbarcato in un casino: alla fine dovette smontare il fondo, rinforzare le catene e applicare un nuovo fondo per sistemare nella massima estensione possibile le 8 corde di risonanza da me richieste (8 perche` si puo` ottenere un modo completo, oppure due quadriadi e comunque perche` non ne entravano di piu`).
Due furono i primi problemi del neonato mostro:
1) Renato – da ottimo costruttore di chitarre classiche qual e`- non aveva pensato alla necessita` di cambiare la pila del pre-amplificatore interno: io scontero` molti anni di purgatorio per le bestemmie tirate il giorno che – poco prima di un concerto – tentai di sostituire l’inaccessibile batteria da 9 v.
2) Le corde aggiunte tutto facevano tranne che avere un apprezzabile effetto di risonanza, da cui la domanda: ”e adesso che ci faccio con questa chitarra?
Come e` noto molte storie importanti cominciano per sbaglio.
E cosi` da allora ho cominciato a sperimentare nuove tecniche che prevedessero l’uso contemporaneo delle due cordiere, ho trovato un set di elettronica minima che ne estendesse le possibilita`, ho ricevuto diversi brani scritti espressamente per questo strumento (battezzato a New York “Extreme Guitar” dai compositori coinvolti nell’ Extreme Guitar Project).
Grazie al prezioso aiuto dell’amico liutaio Alessandro Marseglia (come vedete la figura dell’amico liutaio diventa indispensabile per realizzare le proprie perversioni organologiche), il sistema di amplificazione e` stato integrato con un sistema esafonico RMC e l’inaccessibilita` delle pile interne e` stata risolta “come facevano gli antichi”: un buco rotondo nel fondo richiuso da un bel tappo girevole.
Cosi` la vecchia Yahiri e` oggi la chitarra che uso di piu` e che meglio identifica il mio percorso, senza nulla togliere alle altre, che se no si offendono.
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